27 April 2017

Capitolo Tredicesimo

Written by Prem Shunyo, Posted in I miei giorni di luce con Osho

Aspettando in silenzio

Capitolo Tredicesimo

Atene: 6 marzo 1986, 1.20 di notte.

A bordo del piccolo jet c’erano Osho, Vivek, Devaraj, Anando, Mukti

e John. L’aereo decollò da Atene… destinazione ignota – persino ai

piloti. Una volta decollati chiesero a John: “Dove andiamo?”, ma John

non lo sapeva.

Hasya e Jayesh erano in Spagna: si davano da fare per ottenere un visto

per Osho, e John era in contatto telefonico con loro: “La Spagna ancora

non è pronta,” disse Hasya. La Spagna non fu mai pronta! Ci vollero due

mesi di trattative perché dicessero di no.

L’aereo salì di quota e prese velocità – senza destinazione! Io ero in attesa

nella villa a Creta, pronta a raggiungere quel gruppo sparuto, con i trenta

colli di bagaglio.

Feci un giro di ispezione: finestre rotte, porte abbattute dalla polizia, tracce

di brutalità dappertutto.

Kaveesha e David, Avirbhava e Sarvesh, ancora troppo malridotto per

viaggiare, ma anche troppo sconvolto per rimanere in Grecia,Amrito e il

figlioletto di cinque anni, Sindhu,Maneesha, Kendra e io avremmo viaggiato

in gruppo con direzione Londra in attesa di notizie.

Ricevetti unmessaggio dall’aereo: Osho si era preoccupato di come stavo

e aveva detto: “Prendetevi cura di Chetana.”

Ancor prima di arrivare a Londra, venimmo a sapere che Svizzera, Francia,

Spagna, Svezia e Inghilterra avevano rifiutato il visto di ingresso a

Osho. Canada e Antigua seguirono a ruota. Non solo a Osho non era

permesso entrare in quei paesi, ma a ogni atterraggio per rifornirsi di

carburante, il suo aereo veniva accolto dalla polizia e da soldati armati.

Sebbene in ogni paese contattassimo sannyasin con un po’ di influenza

a livello politico, e diversi avvocati cercassero di aiutarci, sembrava

che non ci fosse nulla da fare.

Nel racconto di Osho, da Beyond Psycology:

“…dalla Grecia andammo a Ginevra, solo per una notte, ma appena sentirono

chi ero, dissero: ‘È impossibile! Non possiamo lasciarlo entrare nel

nostro paese.’ Non mi lasciarono neanche scendere dall’aereo.

Andammo in Svezia, visto che tutti dicono che è il paese più progressista

d’Europa, se non del mondo, e che la Svezia ha offerto asilo a molti

terroristi e a uomini politici in esilio, una cosa molto pericolosa.

Arrivammo in Svezia. Volevamo solo passarci la notte perché i piloti non

potevano volare più di tante ore. Non potevano più proseguire, altrimenti

sarebbe stato illegale. Eravamo molto contenti perché il funzionario

all’aeroporto… avevamo chiesto il permesso solo per una notte, ma ci

diede un visto di una settimana, a tutti. O era ubriaco o solo addormentato;

era mezzanotte, mezzanotte passata.

La persona che era andata a richiedere i visti tornò indietro festante, perché

ci avevano dato il visto per sette giorni, ma arrivò immediatamente

la polizia, annullò i visti e ci disse di partire immediatamente: ‘Non possiamo

far entrare quest’uomo nel nostro paese.’

Possono far entrare dei terroristi, possono far entrare degli assassini, possono

far entrare dei mafiosi e possono dar loro asilo politico – ma non

possono far entrare me. E non stavo chiedendo asilo politico o una residenza

permanente, volevo solo starci per una notte.

Tornammo a Londra, perché si trattava semplicemente di un nostro diritto.

E rendemmo la cosa doppiamente legale: comprammo dei biglietti di

prima classe per il giorno successivo. Avevamo anche il nostro jet, ma li

comprammo nel caso dicessero: ‘Non avete biglietti per domani, per cui

non possiamo lasciarvi stare nella sala d’attesa di prima classe.’

Comprammo biglietti per tutti, in modo da poter stare nella sala d’attesa

e facemmo presente: ‘Abbiamo il nostro jet e abbiamo anche i biglietti.’

Ma tirarono fuori una norma di legge dell’aeroporto con la quale nessuno

può interferire, neppure il governo. ‘È a nostra discrezione – e non

permetteremo a quest’uomo di stare nella sala d’attesa.’

Come avrei potuto distruggere la loro moralità e la loro religione, pensavo,

stando in una sala d’aspetto? In primo luogo, avrei dormito e la mattina seguente ce ne saremmo andati. Eppure no, questi cosiddetti paesi

civilizzati sono primitivi e barbari oltre ogni immaginazione. Ci dissero:

‘L’unica cosa che possiamo fare è metterti in prigione per questa notte.’

Per caso, uno dei nostri amici guardò nei loro incartamenti. C’erano già

scritte tutte le istruzioni che avevano avuto dal governo su come dovevano

trattarmi: non dovevano assolutamente lasciarmi entrare nel paese,

anche solo per una notte in hotel o nella sala d’attesa; l’unica possibilità

era tenermi in prigione.

Lamattina dopo andammo in Irlanda. Forse il funzionario non aveva notato

il mio nome fra quello dei passeggeri. Avevamo chiesto di stare solo

per due o tre giorni, almassimo una settimana.Avevamo bisogno di tempo

per prendere una decisione. Quell’uomo era molto generoso… doveva

aver bevuto troppa birra; diede ventun giorni a tutti. Andammo in un

hotel e la polizia arrivò immediatamente, per annullare il permesso

dicendo: ‘Quell’uomo è pazzo – non sa niente.’

Annullarono i visti,ma si trovavano in una situazione difficile: cosa dovevano

fare con noi? Eravamo già nel paese, eravamo nell’hotel; ci avevamo

già trascorso alcune ore.

Sul passaporto ci avevano stampato un permesso di soggiorno di ventun

giorni, che ora avevano annullato. Non eravamo pronti a partire; dovevamo

aspettare ancora qualche giorno.

Potete vedere come la burocrazia copre i propri errori. Ci dissero: ‘Potete

stare qui, ma nessuno deve venirlo a sapere: niente stampa, nessuno

deve venire a sapere cheBhagwan è qui, altrimenti saremo nei guai.’Tutto

quel tour ha continuamente messo a nudo le burocrazie.

E proprio in questi giorni sono stato informato che tutti i paesi d’Europa,

congiuntamente, hanno deciso di vietare al mio aereo un qualsiasi atterraggio

in un qualsiasi aeroporto del continente. Come può disturbare la

loro moralità – il fatto che facciamo il pieno di carburante all’aereo?”.

Io rimisi piede sul suolo inglese dopo undici anni di assenza; mi sentivo

come un samurai sul piede di guerra. Kendra era sempre in contatto telefonico

con John sull’aereo di Osho e aveva già sentito dire che l’Inghilterra

non solo aveva rifiutato di lasciar entrare Osho nel paese, ma lo avevano

tenuto in prigione tutta la notte.

Le nostre due tonnellate di bagaglio erano statemesse su un carrello grande

come un camion e il facchino continuava a borbottarmi: “Oh!, cara

mia, ti faranno a pezzi quando vedranno questo. Oh! Cara mia, non ti

lasceranno mai entrare nel paese con tutto questo.”

Maneesha, Kendra e io camminavamo ai lati del carrello, mentre Avirbhava

si prendeva cura di Sarvesh, il cui viso pieno di lividi e gonfio aveva

un aspetto davvero pauroso. David aspettava fuori,mentre Kaveesha, che

conosce l’arte di viaggiare, ogni volta che se ne presentava l’occasione,

si sedeva in silenzio.

Non volevamo dire che arrivavamo dalla Grecia, per cui quando i due

funzionari ci chiesero da dove arrivavamo,Kendra, scostando con lamano

una ciocca dei suoi biondi capelli, che seduttivamente le coprivano il viso,

disse: “Da qualche altra parte!”.

“Da qualche altra parte? Mm,” fece eco il funzionario. “E dove state

andando?” continuò. “Da qualche altra parte, suppongo,” concluse,

rispondendosi da solo.

“Sì,” disse Kendra.

“Bene, ” disse lui.

Eravamo un gruppo di persone così pittoresco, e la quantità di bagaglio

che ci trascinavamo dietro era così fuori dell’ordinario, che alcuni funzionari

ci chiesero se eravamo un gruppo teatrale e noi, naturalmente,

rispondemmo di sì.

Ci sistemammo in un appartamento a Kensington, dove avremmo passato

due settimane in silenziosa attesa. I sannyasin di ogni paese seguivano

in silenzio quel tour intorno al mondo.

I discepoli di Osho, ovunque si trovino e qualunque siano le circostanze

esterne, si muovono insieme nel loro cammino interiore. In quel momento

pensai che stavamo tutti affrontando le stesse difficoltà e le stesse sfide

interiori, mentre Osho stava letteralmente vivendo su un aereo, alla ricerca

di un posto dove atterrare.

La nostra connessione con Osho e fra di noi attraverso Osho, è così profonda

che, a mio avviso, ci muoviamo tutti insieme come un corpo unico,

e il tempo e lo spazio non interferiscono. Se un discepolo è fisicamente

seduto vicino a Osho o si trova a diecimila chilometri di distanza, la vera

distanza dipende solo dalla profondità della sua meditazione.

A Pune, quando Osho parlava tutti i giorni, era molto evidente l’esistenza

di una consapevolezza collettiva. Eravamo tutti connessi gli uni

con gli altri, spesso provavamo le stesse emozioni e passavamo attraverso

gli stessi cambiamenti; a volte avevamo addirittura gli stessi

pensieri.Accadeva regolarmente che Osho, durante il discorso, rispondesse

a una domanda che era esattamente la stessa che tu avresti voluto

fare, parola per parola; e molte volte Osho parlava di argomenti di

cui un gruppo di amici aveva discusso proprio la sera prima. Ho sen

tito molte persone raccontare tutto questo, quale loro esperienza – era

come se lui fosse presente, e origliasse…

In quel momento, fermi a Londra, non potevamo fare niente – non sapevamo

dov’era Osho o quando l’avremmo incontrato di nuovo: era un’ottima

opportunità per vivere nel momento. Pensare al passato o preoccuparsi

per il futuro era molto pericoloso. Pericoloso sia per la salute mentale

che per quella fisica. Eravamo in una situazione in cui poteva essere

facilissimo perdere la testa. L’unica soluzione era andare dentro di noi.

In seguito chiesi a Osho: “Amato Maestro, quando le cose diventano

molto difficili, mi rifugio nel qui e ora. Nel momento presente tutto è

immobile, ed è l’unico modo per me di camminare sul filo del rasoio.

Eppure, mi viene il dubbio che forse sto scappando da ciò che sta veramente

accadendo: forse mi sto solo mettendo i paraocchi. Amato, per

favore aiutami a capire qual è la verità.”

Osho: “Non daremai ascolto alla tuamente. Lamente è una grande ingannatrice.

Se ti senti silenziosa e immobile nel momento presente, quell’esperienza

è così preziosa che la mente non ha nessuna autorità per giudicarla.

La mente è molto più in basso.

La mente è sempre nel passato o nel futuro. È una memoria o un’immaginazione,

non sa niente del presente. E il presente è la sola cosa che esiste.

…La vita è fatta solo di momenti; non esiste una vita passata, non esiste

una vita futura. Dovunque sia la vita, è sempre nel presente. E questa

è la dicotomia: la vita è quieora e la mente non è mai quieora. Questa

è stata una delle più grandi scoperte dell’Oriente: la mente è assolutamente

impotente per ciò che riguarda la soggettività, per ciò che

riguarda il tuo essere interiore…

…Ogni volta che sperimentate qualcosa che è al di là della mente, essa

creerà un dubbio, discuterà contro quell’esperienza, vi farà sentire in

imbarazzo. Queste sono le sue vecchie tecniche. Non può creare niente

con la qualità che il momento presente può creare. In effetti la mente non

è affatto creativa. Tutte le creazioni, in ogni dimensione della vita, sono

frutto della nonmente – i più grandi dipinti, la più grande musica, la più

grande poesia – tutto ciò che è bello, tutto ciò che rende l’uomo diverso

dagli animali, viene da quel breve istante.

Se entri in quell’istante consapevolmente, può condurti all’illuminazione.

Se accade senza che tu te ne renda conto, accidentalmente, anche allora

ti porta in uno spazio di grande silenzio, di rilassamento, di pace, di

intelligenza. Se avviene solo per caso… sei arrivata al tempio, ma devi

fare ancora un passo per entrare. Secondo me, questo è lo spazio in cui

si trovano tutti gli artisti creativi, i ballerini, i musicisti, gli scienziati…

ancora un altro passo.

Il mistico entra totalmente nel cuore del presente e trova la chiave aurea;

tutta la sua vita diventa una gioia divina. Qualunque cosa accada, la sua

gioia non viene toccata.

Ma finché non entri nel santuario, fino all’ultimo momento, la mente cercherà

di riportarti indietro: ‘Dove stai andando? Questa è pura follia! Stai

scappando dalla vita.’

E la mente non ti ha mai dato nessuna vita. Non ti ha mai fatto assaporare

cosa sia veramente la vita. Non ti ha mai rivelato alcun mistero. Ma

continua a trattenerti, perché una volta che sei entrata nel santuario, sarà

lasciata fuori, proprio dove lasci le tue scarpe. Non può entrare nel santuario.

Non rientra nelle sue capacità, nel suo potenziale.

Per cui stai attenta. Quando la mente ti dice che stai scappando dalla vita,

dille: ‘Dov’è la vita? Di che tipo di vita stai parlando? Sto scappando dentro

la vita, non dalla vita.’ Stai molto attenta alla mente, perché quello è

il tuo nemico, è proprio dentro di te, e se non staimolto attenta, quel nemico

può sabotare ogni possibilità di crescita. Basta solo un po’ di attenzione

e la mente non può causare nessun danno.” (The Path of the Mystic)

Dopo due settimane arrivò la notizia che Osho stava andando in Uruguay.

Uruguay! E dov’è? Ci chiedemmo l’un l’altro. Sudamerica. Ma non è

dove ci sono colpi di stato ogni due anni e dove la polizia segreta arresta

la gente per interrogarla, e poi la fa scomparire? Per noi era un paese sconosciuto

e potenzialmente pericoloso.

Mi ricordo di quando in Nepal guardammo un atlante del mondo chiedendoci

dove saremmo andati. Avevamo a disposizione il mondo intero,

ora non più: il mondo era diventato piccolissimo. Non c’era nessun posto

dove andare. Hasya e Jayesh avevano inoltrato richieste di visto a tutti i

paesi del mondo, e in nessuno eravamo i benvenuti.

Sembrava che tutti i governi avessero ricevuto un messaggio molto

chiaro: eravamo un gruppo di terroristi. L’America aveva informato

tutti i paesi che avevano dei conti in sospeso con lei: avrebbero dovuto

tenere Osho lontano.

Non sono mai riuscita a capire perché i politici americani fossero così

ossessionati da Osho. So che le sue parole vanno contro la loro cultura,

la loro società, quello in cui credono, ma mi è difficile comprendere che

lui dovesse essere perseguitato tanto, solo perché diceva la verità.

Chiesi a Rafia, che era nato e cresciuto in America – anche se non lo

definirei un americano – quale pensava fosse la ragione di un simile,

folle comportamento.

Mi rispose con voce gutturale e strascicata, ammiccando, che Osho aveva

distrutto tutti gli dei dell’America, primo fra tutti il dio denaro e che il

fatto di possedere non una, ma novantasei Rolls Royce era una provocazione

estremamente fastidiosa per un paese materialista in cui avere una

bella macchina è la massima aspirazione.

Aggiunse che era stata messa in ombra anche l’idea degli americani quali

grandi eroi di frontiera. In soli cinque anni, un pezzo di deserto nel cuore

dell’Oregon era stato trasformato in una città modello, con una fattoria

all’avanguardia, dove vivevano e danzavano migliaia di persone.

Rafia si ricordava di quando era arrivato la prima volta in Oregon dalla

California e aveva visto gli adesivi sullemacchine che dicevano: “Meglio

morti che arancioni”, e i poster con la faccia di Osho marchiata da una

croce con la scritta: “Fallo fuori.”

Infine c’è la questione di dio. Reagan e il suo governo sono cristiani fanatici

e fondamentalisti e Osho ripeteva: “Negli ultimi duemila anni il cristianesimo

ha fatto più danni all’umanità di qualunque altra religione. Ha

massacrato, ha bruciato vive migliaia di persone. Nel nome di dio, della

verità, della religione, ha ucciso e sterminato –ma solo per il proprio interesse,

per il proprio tornaconto.

E quando l’assassino ti uccide per il tuo bene, non si sente affatto in colpa.

Anzi, pensa di aver fatto una cosa buona. Ha reso un servizio all’umanità,

a dio, a tutti i grandi valori quali l’amore, la verità, la libertà.” (da Jesus

Crucified Again, This Time in Ronald Reagan’s America)

Là dove c’è dio, c’è anche il diavolo e il diavolo dell’America è il comunismo.

Nella Comune avevamo creato una forma di comunismo più elevata,

che funzionava. “Per la prima volta nella storia dell’umanità, cinquemila

persone hanno vissuto come una grande famiglia.Anessuno veniva

chiesto di che nazionalità o di che religione o di che casta fosse. Ogni

anno, ventimila persone arrivavano da tutte le parti del mondo per vedere

quel miracolo. I politici americani sono stati profondamente disturbati

dal successo della Comune…” – Osho.

Cos’ha Osho da muovere nelle istituzioni un profondo senso omicida?

Cos’ha spinto il Procuratore Generale Americano, il Procuratore

Generale dell’Oregon, un magistrato federale, un giudice federale e

i funzionari del Dipartimento di Giustizia a unirsi in una cospirazione

per assassinarlo?

La risposta migliore forse l’ha data Tom Robbins, un famoso autore di

best-seller: “…le autorità, intuitivamente, percepiscono qualcosa di pericoloso

nelmessaggio diBhagwan. Perché altrimenti avrebbero scelto proprio

lui per quella malevola persecuzione che non hanno mai scatenato

contro nessun dittatore filippino o capomafioso? Se Ronald Reagan avesse

potuto fare a modo suo, questo pacifico vegetariano sarebbe stato crocefisso

nel prato di fronte alla Casa Bianca.

Il pericolo che intuiscono è questo: nelle parole di Bhagwan…ci sono

tutte le informazioni che, se propriamente assimilate, sono in grado di

aiutare uomini e donne a liberarsi dal controllo delle istituzioni. Nulla

spaventa di più lo Stato o il complice dei suoi crimini, cioè la religione

organizzata, della prospettiva di una popolazione che pensa per se

stessa e vive liberamente.” (da Jesus Crucified Again, This Time in

Ronald Reagan’s America)

Avolte avrei voluto che Osho non mettesse tanto in luce tutti i crimini dei

politici e dei preti. Pensavo: perché non può limitarsi a parlare dellamagia

dell’esistenza, in un luogo tranquillo, dove nessuno si interessa a noi?Ma

Osho aveva a cuore la nostra sorte e diventava ogni giorno più chiaro come

l’inconsapevolezza dell’uomo stesse distruggendo il pianeta.

Doveva dire la verità, semplicemente perché non poteva fare altro. “Non

è il caso di andare in collera, non occorre lamentarsi. Qualunque cosa

abbiano fatto, dovranno anche raccoglierne i frutti. Si sono dovuti togliere

la maschera. E questa è la maniera in cui gli interessi costituiti si sono

sempre comportati con le persone che dicono la verità, per cui non è una

novità…Ma una cosa mi rende felice: se un solo uomo, privo di qualsiasi

potere, può spaventare le più grandi potenze del mondo, può scuoterle

dalle fondamenta… è possibile smascherarle. Non c’è alcun bisogno di

essere arrabbiati con loro – è sufficiente smascherarle. Mostriamo la loro

vera faccia a tutto il mondo. Questo è più che sufficiente…” – Osho (da

Jesus Crucified Again, This Time in Ronald Reagan’s America)

Tutti i paesi che hanno impedito l’ingresso a Osho, hanno rivelato

il loro vero volto. Per me è stata una grande lezione vedere che tutti

i cosiddetti paesi democratici non sono altro che burattini nelle mani

dell’America.

Eravamo degli alieni, ovunque andassimo.


Written by

Prem Shunyo