31 May 2020

Capitolo Ventesimo

Written by Prem Shunyo, Posted in I miei giorni di luce con Osho

Sesso e morte

Capitolo Ventesimo

 

Mi è sempre suonata strana la definizione di Osho come ‘il guru del sesso’;

di certo coloro che lo vedono così non hanno mai letto o ascoltato

ciò che Osho aveva da dire sul sesso. Lui non lo ha mai condannato, a

differenza dei leader religiosi, e questo mi sembra l’unico motivo per cui

sia stato criticato e bollato in questo modo.

Quando sfoglio giornali e riviste, mi sembra che il mondo sia ossessionato

dal sesso: usare la parola sesso nei titoli di un giornale è un’ovvia

garanzia di successo.

In realtà, esiste una linea molto sottile tra licenziosità ed espressione delle

energie naturali nella loro totalità: Osho ha avuto semplicemente il coraggio

di guidare la sua gente lungo questa linea sottile.

Il lavoro di Osho, per aiutarci nel cammino verso l’illuminazione, implica

una sessualità vissuta come naturale, ma la sua enfasi è sempre stata

sulla trascendenza di quell’energia.

Certo, la trascendenza non può nascere in una mente repressa, quindi

l’espressione deve essere il primo passo. Semplice e vero!

“…Con la meditazione aprirete soglie nuove e più elevate della vostra

consapevolezza, il vostro superconscio. L’energia ha sempre bisogno

di movimento, non può rimanere statica. E queste nuove dimensioni

saranno incantevoli.

Avete sperimentato l’area sessuale; andava bene per quanto riguarda la

biologia, ma è un’esperienza ordinaria, comune agli animali, agli uomini

e agli uccelli. Non era niente di speciale, niente di unico. Ma, se la

meditazione si muove verso la super-consapevolezza, e l’energia è

disponibile, quell’energia si muoverà automaticamente attraverso quel

nuovo canale che si è aperto. Questo è ciò che intendo per trasformazione.”

(da The Trasmission of the Lamp)

In quanto occidentale, sono stata condizionata dall’idea che quando il

sesso sparisce è la fine. Osho ha cercato di spiegarci che in Oriente il concetto

è totalmente diverso. “In Oriente, quando il sesso sta per sparire, è

un momento da festeggiare, mentre in Occidente è una calamità.”

Ciò che accade in modo naturale è questo: un giorno l’impulso sessuale

scompare, e rimangono giocosità e leggerezza rispetto al sesso. Non ci si

sentirà più spinti da una cieca febbre verso qualcuno… è meraviglioso

pensare che un giorno sarà possibile essere liberi di scegliere se giocare

o meno. E spero che questo accada prima che il corpo sia sfiancato e

l’energia sessuale diventi cerebrale. Penso sia possibile.

A Kathmandu, feci questa domanda a Osho e la risposta è talmente affascinante

che la riporto per intero:

“Amato Maestro, nelle ultime settimane ho avvertito una profonda

connessione tra il sesso e la morte. È necessario che ne comprenda il

perché?”.

La risposta di Osho:

“È sempre necessario capire come funziona la tua mente, come va il tuo

cuore, cosa accade nel tuo mondo interiore. Provare a capirlo ti farà prendere

distanza da quelle cose, e la consapevolezza che quelle cose esistono,

ma tu non ne sei identificata. Questa è la grande alchimia della comprensione.

Cerca di comprendere qualsiasi cosa dentro te stessa. Nel

momento stesso in cui cerchi di comprendere qualcosa, te ne distacchi,

diventa un oggetto. Tu non puoi mai diventare un oggetto, sei sempre il

 soggetto; non è possibile cambiare la tua soggettività in un oggetto. Per

 cui, questo crea una buona distanza fra te e le tue sensazioni, qualsiasi

 esse siano. Questa è la prima cosa.

 La seconda: questa distanza ti darà la possibilità di capire ciò che ti sta

 succedendo. Nulla accade senza una causa. E talvolta ci sono principi

 davvero essenziali. Per esempio, questa domanda è una delle più essenziali:

 la connessione fra sesso e morte. Se riesci a vederla con chiarezza,

 lentamente la distanza fra sesso e morte sparirà e diventeranno pressoché

 una sola energia.

 Forse il sesso è morte a rate, e la morte è sesso all’ingrosso.

 Ma esiste certamente un’energia che si muove su entrambi i fronti. Il

 sesso è l’inizio della vita e la morte è la fine della stessa vita: per cui,

 sono le due estremità di un’energia, due poli di un’energia. Non possono

 essere disgiunti.

 Il legame tra la morte e il sesso mi fa venire in mente un ragno che vive

 in Africa, per il quale la morte e il sesso sono molto vicini. Nell’uomo

 vi è una distanza di settanta, ottant’anni, ma in quella particolare specie

 di ragno, non vi è distanza. Il ragno maschio fa l’amore solo una

 volta nella vita. Mentre sta facendo l’amore, nel momento in cui arriva

 all’orgasmo, la femmina inizia a divorarlo. Ma lui è in uno stato di tale

 euforia, che non gli importa di venire divorato. Quando il suo orgasmo

 è finito, è finito anche lui.

 La morte e il sesso sono vicinissimi…ma che siano vicini o distanti, non

 sono energie diverse. Pertanto è possibile sentirle arrivare insieme. È ottimo

 vederle insieme, è una profonda comprensione, che la gente normalmente

 non vede. La gente è quasi cieca, non collega mai il sesso con la

 morte. Forse una paura inconscia impedisce di collegarli, perché se incominciasse

 a collegare il sesso alla morte, potrebbe iniziare ad avere paura

 del sesso – e questo sarebbe pericoloso per i fini biologici. Per la biologia

 è meglio che non si veda il legame.

 È stato notato che, ogni volta che qualcuno viene decapitato – ci sono

 paesi in cui questo succede ancora – accade uno strano fenomeno: nel

 momento in cui l’uomo viene decapitato, ha un’eiaculazione, senza

 eccezioni. È strano, gli stanno tagliando la testa… è forse questo il

 momento di eiaculare? Ma è incontrollabile. Quando sta arrivando la

 morte, quando la vita lo sta lasciando, è naturale che anche la sua energia

 sessuale se ne vada. Era parte dell’intero fenomeno; non ha senso

 che rimanga nel corpo.

 La domanda è significativa. Non vuol dire che stai per morire. Indica

 semplicemente che la tua energia sessuale sta arrivando alla sua vetta

 più alta; quindi senti anche la morte. Non la sentiresti se lasciassi scorrere

 la tua energia sessuale.

 Chiunque ha fatto questa domanda, non sta facendo l’amore. L’energia si

 sta accumulando e arrivando a una tale intensità, che il ricordo dellamorte

 diventa automatico. La morte, se vissuta consciamente, vi porterà il più

 grande orgasmo della vostra vita.

 A proposito, la donna vive più a lungo dell’uomo, è più sana dell’uomo,

 è più resistente allemalattie, non diventa pazza così facilmente come l’uo-

 mo, non si suicida così facilmente. La ragione potrebbe essere che la sua

 energia sessuale è negativa. L’energia positiva è la forzzzzz zzzzz a attiva, l’energia

 negativa è la forz a assorbente. Forse, è proprio a causa di questa forz za

 negativa, o energia assorbente, che la donna ha un corpo più sano, è più

 resistente alle malattie e vive più a lungo. E se la biologia riuscisse a

 liberarla dalle mestruazioni, vivrebbe ancora più a lungo e sarebbe più

 sana. Potrebbe diventare veramente il sesso forte.

 Quindi, l’idea del sesso e della morte che sorgono insieme, mostra semplicemente

 che la tua energia sessuale, positiva o negativa, si sta accumulando.

 E l’energia negativa può accumularsi più a lungo. Infatti, ho

 osservato i monaci e le monache giainiste; sono forse tra le persone più

 autentiche in ciò che fanno. Possono sembrare stupide, ma la loro sincerità

 è fuori di dubbio. Le monache sembrano avere meno problemi a rimanere

 nel celibato.Ma i monaci incontrano difficoltà terribili, le stesse che

 incontrano i preti cristiani o gli altri monaci.

 Energia negativa significa semplicemente che è più silenziosa, è in attesa

 di energia attiva da assorbire. Non ha una forza attiva di per sé. Queste

 sono le ragioni per cui sono contro fenomeni come il lesbismo. È semplicemente

 stupido: due energie negative che provano a raggiungere il

 picco dell’orgasmo! O fanno finta, o quello che chiamano orgasmo è solo

 clitorideo, non è vaginale. E l’orgasmo clitorideo non è niente rispetto

 all’orgasmo vaginale. L’orgasmo clitorideo è una preparazione. Può aiutare

 ad arrivare all’orgasmo vaginale, ma non può rimpiazzarlo.

 È veramente incredibile come un fenomeno così intimo come l’atto sessuale

 sia rimasto così oscuro. Io dichiaro – ed è la prima volta in tutta

 la storia che qualcuno fa una simile dichiarazione – che l’orgasmo clitorideo

 può aiutare immensamente nella preparazione; gli psicologi non

 sanno come spiegarlo altrimenti, perché non ha una funzione biologica.

 Per evitare la questione, molti di loro hanno persino negato l’esistenza

 dell’orgasmo vaginale: esiste solo quello clitorideo.

 L’orgasmo dell’uomo è così veloce, che non è in grado di creare un orgasmo

 vaginale alla donna, in così poco tempo, in quei pochi secondi. Viceversa,

 se si crea un orgasmo clitorideo durante il petting, è possibile creare

 una situazione in cui l’orgasmo vaginale può accadere. È già incominciato;

 l’orgasmo clitorideo ha fatto scattare il processo nel corpo.

 Ma gli uomini non si preoccupano dell’orgasmo clitorideo, perché il

 loro orgasmo può accadere facilmente solo con il contatto vaginale.

 Sono interessati solo al loro orgasmo e, quando hanno finito, non pensano

 affatto alla donna.

 Il lesbismo si sta diffondendo all’interno del Movimento di Liberazione

 della donna, perché fa avere loro l’esperienza dell’orgasmo clitorideo,ma

 questa è un’altra stupidaggine, perché è solo un preludio. È come se tu

 leggessi la prefazione di un libro, ma non il libro. Continui a leggere la

 prefazione, quante volte vuoi,ma non ti addentrimai nel libro. Se la donna

 aspetta, e continua ad aspettare, anche lei accumula un’energia negativa

 e poi l’assorbe. Se è eccessiva, allora può insorgere l’idea della morte,

 perché amare in questo stato, avere un orgasmo meraviglioso, può darle

 una rivelazione di ciò che accade al momento della morte.

 Non c’è niente da temere in tutto ciò, niente viene distrutto. È il picco più

 alto della tua vita.

 Se hai vissuto inconsapevolmente, nell’infelicità e nella sofferenza, allora,

 prima che arrivi la morte, andrai sicuramente in coma. Quindi non

 avrai l’esperienza dell’orgasmo, o la consapevolezza che la morte non

 sta accadendo a te, al tuo essere, ma solo al tuo corpo, al veicolo che

 hai usato finora.

 Lo stesso vale se la domanda è stata posta da un uomo. Ma raramente

 un uomo arriva a un’altezza tale da iniziare a pensare alla morte. La sua

 energia è così dinamica, attiva, che viene rilasciata ancor prima di arrivare

 a quella vetta.

 La mia sensazione è che questa domanda sia stata posta da una donna. E

 nessuno ha mai ascoltato la donna, a nessuno importa come si sente, cosa

 sente. Da secoli l’uomo ha compreso una cosa: in India ci sono dipinti,

 statue, che descrivono il fenomeno – cioè che l’uomo ha sentito nella

 donna una specie di morte. Questo è un malinteso. Non è nella donna, è

 nell’energia sessuale stessa.

 Ma questo è il modo in cui gli uomini continuano a proiettare; non riescono

 a vedere che è la loro energia sessuale a portarli vicino alla morte.

 E non riescono a vederlo chiaramente, perché la loro energia sessuale non

 arriva mai a vette tali da ricordar loro la morte. Ma le donne, se ascoltate,

 hanno moltissime cose sagge da dire sul fenomeno.

 Le donne sagge sono state distrutte dal cristianesimo. Nel Medioevo ne

 hanno bruciate a migliaia. La parola ‘strega’ significa semplicemente

 ‘donna saggia’, ma poiché sono state così duramente condannate, perfino

 la parola è diventata sinonimo di condanna, altrimenti sarebbe un complimento.

 Equivale al termine ‘mago’. In tutto il mondo esistevano donne

 sagge ed esistevano fenomeni che solo loro potevano spiegare.

 Le pitture e le statue in India possono apparire molto strane, se non capisci

 il fenomeno. Per esempio: Shiva è sdraiato e sua moglie, Shivani, sta

 

danzando sul suo petto con una spada in una mano e una testa appena

 

tagliata nell’altra; al collo ha una collana di teschi dai quali sta ancora

 

sgorgando sangue ed è persa in una danza folle. Sembra proprio che stia

 

per uccidere Shiva. La danza è così selvaggia e la donna si trova in un

 

tale stato che Shiva non ha speranza.

 

Quello che dicevo poc’anzi, si collega a queste esperienze. In Oriente, la

 

donna è stata ascoltata. Non è mai accaduto nulla di simile a ciò che è

 

avvenuto inOccidente:migliaia di donne uccise e bruciate vive. Le donne

 

sagge sono sempre state ascoltate e la loro saggezza è stata assorbita, perché

 

sono l’altra metà dell’uomo. La saggezza dell’uomo è solo metà; se

 

non viene assimilata anche quella della donna, non può diventare completa.

 

Dovete chiedere a lei qual è la sua esperienza.

 

La donna, in particolare in Oriente, durante molti orgasmi, ha avvertito

 

la morte molto vicina, come se fosse nei paraggi. Dico in particolare in

 

Oriente, perché lì, nell’antichità, prima che le ideologie repressive rendessero

 

la gente divisa e schizofrenica, non si doveva fare l’amore fino a

 

quando lo stimolo non arrivava al culmine.

 

Non bisognava fare sesso tutti i giorni. Entrambi i partner dovevano aspettare

 

fino ad arrivare a uno stadio in cui era impossibile trattenersi. Naturalmente

 

quelle persone erano molto più sagge. Forse facevano l’amore

 

una volta alla settimana o una volta al mese, ma il loro amore generava

 

esperienze incredibili cui l’amore di tutti i giorni non può portare: non ci

 

sarebbe energia sufficiente per far accadere quell’esperienza portentosa.

 

Bisogna essere al limite del controllo, vibranti; allora diventa realmente

 

una danza, una fusione, un incontro di due energie. E quando giunge al

 

picco più elevato, anche l’uomo può sentirsi circondato dalla morte. La

 

sensazione della morte è presente perché è un’unica energia, ma quando

 

l’energia sessuale viene liberata, la sensazione di morte si disperde.

 

Solo di recente la scienza medica ha accettato il fatto che quanti fanno

 

l’amore continuamente, non muoiono di attacco cardiaco. Ma dovrebbe

 

chiedersi: muoiono di qualcos’altro? No, vivono più a lungo e rimangono

 

più giovani.Ma si può fare l’amore al livello più basso…normalmente

 

la gente lo fa così, e questo non dà soddisfazione, non è gratificante;

 

non dà nessun appagamento. Lascia semplicemente frustrazione.

 

L’amore va fatto alla sua vetta più alta, per questo occorre una certa disciplina.

 

La gente ha usato la disciplina per non fare l’amore. Io insegno la

 

disciplina per fare l’amore nel modo giusto, in modo che il vostro amore

 

non sia solo un atto biologico che non raggiunge mai il vostro mondo psicologico.

 

E ha il potenziale per arrivare persino al vostro mondo spiritua-

 

le. Alle sue vette più alte può raggiungere il vostro mondo spirituale.

 

Come mai, a quel punto, ci si ricorda sicuramente della morte? Perché

 

dimenticate il corpo, dimenticate la mente, diventate solo pura consapevolezza,

 

che si fonde con il partner. È molto, molto simile alla morte.

 

Quando arriva la morte, se state morendo consapevolmente, dimenticherete

 

il corpo, dimenticherete la mente, rimane solo consapevolezza…

 

poi all’improvviso quella consapevolezza si unisce al Tutto. Quella

 

fusione col Tutto è mille volte più meravigliosa di quanto sia possibile

 

con un orgasmo. Ma entrambi i fenomeni sono di certo in profonda

 

relazione. Sono una cosa sola. E chiunque desideri capire la morte,

 

deve capire il sesso, e viceversa.

 

Ma è strano che persone come Sigmund Freud o Carl Gustav Jung, interessate

 

a comprendere il sesso, abbiano tanta paura della morte. La loro

 

comprensione del sesso non può arrivare molto lontano. Per ciò che concerne

 

la morte, nessuno ci pensa, nessuno vuole neppure parlarne.

 

Se incominci a parlare della morte, la gente penserà che non conosci

 

le buone maniere; è qualcosa di cui non bisogna parlare; la morte va

 

semplicemente ignorata. Ma ignorando la morte, non puoi capire la

 

vita. Sono connesse: il sesso è l’inizio, la morte è la fine. La vita è proprio

 

nel mezzo: è l’energia che scorre dal sesso alla morte. Vanno capite

 

tutte e tre insieme.

 

E un simile sforzo non è mai stato compiuto, non ci sono stati esperimenti,

 

specialmente nel mondo contemporaneo. In Oriente, nei tempi antichi,

 

prima di Buddha e Mahavira, il fenomeno deve essere stato osservato

 

molto da vicino, altrimenti che bisogno c’era di far ballare la moglie di

 

Shiva sul suo petto con una collana di teschi al collo? E le sue mani? –

 

unamano regge una testa appena tagliata e il sangue scorre e l’altra impugna

 

una spada. Sembra completamente pazza.

 

Questa è solo un’immagine pittorica del più profondo stato orgasmico; la

 

donna potrebbe essere descritta così. E mentre la donna danza, l’uomo è

 

sdraiato sotto di lei. Lei potrebbe tagliargli la testa o lui potrebbe morire

 

solo per quella danza sul suo petto. Ma una cosa è certa: la morte è lì.

 

Che la morte accada o meno, è un’altra cosa.

 

Forse, inconsciamente, questa è una delle ragioni per cui in Occidente si

 

ha sempre avuto paura. Si è scelta una sola posizione per fare l’amore:

 

quella con l’uomo sopra, in modo che possa mantenere il controllo e la

 

donna non possa esprimere la sua pazzia nel modo in cui lo fa Shivani,

 

danzando sul petto di Shiva.

 

E per secoli si è insegnato alla donna che non deve nemmeno muoversi,

 

perché non si addice alle signore; solo le puttane si muovono. Lei deve

 

sdraiarsi quasi come fossemorta, e rimanere ferma.Non avràmai un orgasmo

 

clitorideo o vaginale. Ma è una signora, ed è una questione di reputazione

 

e di rispettabilità. Non le è permesso godere, deve rimanere seria

 

per tutta la durata dell’atto. Solo l’uomo può muoversi, non la donna.

 

La mia intuizione mi dice che questo comportamento nasce dalla paura.

 

In Oriente, la posizione normale vede la donna sopra, non l’uomo. Con

 

l’uomo sopra, è assolutamente orribile: l’uomo è più pesante, più alto,

 

sta solo schiacciando inutilmente una donna delicata. E per lui è scientificamente

 

più giusto stare sotto; in questo modo non può muoversi

 

troppo e la donna ha più libertà di movimento, di urlare di gioia, di picchiare

 

l’uomo, di mordere l’uomo, di graffiare la sua faccia o fare qualsiasi

 

cosa le venga di fare.

 

Lei deve essere una Shivani. Non ha la spada ma ha le unghie, unghie

 

lunghe; può fare molto con quelle unghie. E se lei è sopra, si muove più

 

velocemente, l’uomo si muove più lentamente e così possono giungere

 

insieme al picco orgasmico. Con l’uomo sopra e la donna sotto, è impossibile

 

arrivare insieme al picco dell’orgasmo. Ma all’uomo non importa

 

niente, ha semplicemente usato la donna.

 

L’antica saggezza orientale ha un’attitudine totalmente diversa. Ai tempi

 

delle Upanishad la donna veniva rispettata come l’uomo. Non esisteva la

 

questione dell’ineguaglianza.La donna aveva accesso a tutte le sacre scritture

 

e partecipava persino a tutti i grandi dibattiti.

 

È stato il giorno più orribile, quello in cui l’uomo ha deciso che la donna

 

era inferiore e doveva semplicemente seguire l’uomo e i suoi ordini. Ora

 

non le è più permesso di leggere i testi sacri, non le è permesso discutere

 

i grandi problemi della vita. E non vi è dubbio che bisognerebbe chiederle

 

come vede la situazione dal suo punto di vista. La sua parte è la

 

metà, e questo rifiuto ha mantenuto l’uomo diviso, schizofrenico. È giunto

 

il momento di riunire la donna e l’uomo insieme, nella loro interezza.

 

Le loro esperienze, le loro comprensioni, le loro meditazioni, dovrebbero

 

essere un tutt’uno – quello sarà l’inizio di una vera umanità.”

 

Ho sentito Osho dire che il meditatore fa l’esperienza della morte, non

 

del corpo, ma della mente, per cui nasce a una nuova vita; ‘dwija’ (nato

 

due volte) è l’espressione usata in Sanscrito.

 

Una cosa è sedersi con Osho che parla, esserne sedotti a entrare in meditazione,

 

sull’onda del suono delicato e ritmico della sua voce, sprofondando

 

negli spazi di silenzio e sentirsi sospesi, senza tempo.Un’altra cosa

 

è essere consapevole durante il giorno in tutte le cose che si fanno. Per

 

esempio, camminando, ricordarsi di farlo senza pensare ad altro; mangiando,

 

masticare senza un dialogo mentale di sottofondo. È divertente,

 

quasi come un gioco e accade sempre più spesso nella mia giornata.

 

Ma sedermi in silenzio nella mia stanza è qualcosa di diverso. Sedersi e

 

non fare niente è come morire. Sento come se lasciassi andare tutto ciò

 

che so, e cos’altro può essere la morte se non lasciare andare tutto?

 

Ho sentito Osho dire che questo è il motivo per cui di solito la gente

 

muore inconsapevolmente; la morte è l’operazione chirurgica più grande

 

della natura, per separare l’anima dal corpo e dallamente con la quale

 

è stata identificata per tutta la vita, e quindi la maniera più indolore è

 

morire inconsapevolmente. Ecco perché la gente non ricorda l’ultima

 

morte, o l’ultima vita.

 

Quando mi siedo in silenzio, il primo pensiero che affiora nella mia mente

 

è: “FAI qualcosa, c’è così tanto da FARE.” Persino essere consapevole

 

dei miei movimenti durante il giorno è un FARE, almeno c’è qualcosa da

 

osservare. La mia mente ha paura quando mi siedo in silenzio, e dice: “Se

 

ti siedi per un’ora, cosa ci guadagni? Sarai più vulnerabile e incapace di

 

gestire la tua vita.” QUESTA è la scusa più forte: “La mia vita va benissimo

 

così com’è e mi diverto, cosa succederebbe se perdessi quello che

 

ho?” Ah! Allora mi ricordo la storia della miniera di diamanti e la promessa

 

di Osho che esiste molto, ma molto di più all’interno della foresta.

 

In diversi giornali e riviste scientifiche ho letto racconti di persone dichiarate

 

‘clinicamentemorte’. Per esempio, persone che durante un’operazione

 

chirurgica hanno fatto l’esperienza della morte perché il loro cuore si

 

era fermato.Oppure persone rimaste in coma dopo un incidente e poi sono

 

‘tornate in vita’. Quando ho letto la loro descrizione dell’esperienza, sono

 

rimasta sorpresa nel vedere che era esattamente l’esperienza che ho vissuto

 

con la meditazione.

 

In un articolo pubblicato l’anno scorso sull’Herald Tribune, molte persone

 

hanno descritto la loro esperienza allorché, in un terribile stato di

 

shock, devono aver ‘lasciato il corpo’. Tutti quanti parlano di una ‘luce’

 

alla fine di un tunnel, percorrendo il quale, hanno sentito un amore e

 

una beatitudine immensi. Alcune di queste persone, essendo cristiane

 

hanno interpretato la ‘luce’ come Gesù e, dopo la guarigione dalla loro

 

malattia, sono diventate devote.

 

Io ho fatto questa esperienza con la meditazione, anche se ho sempre

 

perso conoscenza prima di essere inghiottita dalla luce.

 

Un sannyasin chiese a Osho di parlare di questa esperienza, in un

 

discorso della serie The Inner Splendor. Diceva di aver fatto l’esperienza

 

di “Una grande macchia nera. Dentro questa macchia nera ce

 

n’era una bianca. Questo punto bianco si avvicinava sempre di più roteando

 

in cerchio. Ma proprio prima che la macchia nera sparisse totalmente,

 

ho aperto gli occhi!”.

 

Osho: “Quello che ti è successo ha un significato incredibile, raro e unico.

 

È uno dei contributi dell’Oriente al mondo intero: la comprensione che

 

in mezzo ai due occhi, esiste un terzo occhio che normalmente rimane

 

addormentato. Bisogna lavorare duramente, portare tutta la propria energia

 

sessuale verso l’alto, contro la gravità e, quando l’energia raggiunge

 

il terzo occhio, questo si apre.”

 

Osho gli spiegò di provare a non aprire gli occhi quando questo succede.

 

“…E una volta che hai visto sparire la macchia nera… la macchia nera

 

sei tu e il punto bianco è la tua consapevolezza. La macchia nera è il tuo

 

ego e il punto bianco è il tuo essere. Fai sì che il tuo essere si espanda e

 

lascia che il tuo ego sparisca. Solo un po’ di coraggio…forse ti sembrerà

 

di morire, perché sei sempre stato identificato con il buco nero ed esso

 

sta per sparire. E non sei mai stato identificato con il punto bianco, per

 

cui qualcosa di non-familiare, di sconosciuto, sta per possederti.”

 

Nella mia comprensione, con la meditazione non può accadere nulla

 

di pericoloso, perché l’osservatore o il testimone rimane sempre. Quando

 

ho detto a Osho che a volte, durante la meditazione, avevo il desiderio

 

di svenire, mi disse: “Devi andare oltre lo stato in cui inizi a sentire

 

che stai svenendo, o perdendo conoscenza. Non aver paura – perdi

 

conoscenza, svieni, vacci dentro, lasciati sopraffare. Per un attimo sarà

 

tutto perduto, ma solo per un momento. Poi improvvisamente… l’alba;

 

la notte è finita.” (da The Rebel)

 

Osho ha parlato moltissimo della morte, il più grande mistero e il più

 

grande tabù. Nel libro The Rajneesh Upanishad dice: “Abbiamo rinunciato

 

alle nostre vite nel

 

momento stesso in cui siamo nati, perché la nascita

 

non è altro che l’inizio della morte. Ad ogni istante morirai sempre di

 

più. Non è che un certo giorno, a settant’anni, arriva la morte; non è un

 

evento, ma un processo che incomincia con la nascita.

 

Ci vogliono settant’anni, è molto lento, ma è un processo, non è un evento.

 

E io enfatizzo questo fatto, in modo da rendervi chiaro che la vita e la

 

morte non sono due cose separate. Lo diventano se la morte è un evento

 

che pone fine alla vita.Allora diventano due; diventano antagoniste, nemi­

 

che. Quando dico che la morte è un processo che inizia con la nascita,

 

dico che anche la vita è un processo che inizia con la stessa nascita. E

 

questi non sono due processi diversi. È un unico processo: inizia con la

 

nascita, finisce con la morte.

 

Ma la vita e la morte sono come due ali di un uccello, o due mani, o

 

due gambe.

 

La vita è dialettica; se lo capite, in voi sorgerà naturalmente una straordinaria

 

accettazione della morte. Non è contro di voi, è parte di voi,

 

senza di essa non potete essere vivi. E io vi dico: la morte è una finzione.

 

Non esiste la morte, perché niente muore, le cose cambiano, semplicemente.

 

E se siete consapevoli, potete farle cambiare in meglio.

 

È così che avviene l’evoluzione.”

 

La morte di Nirvano è stata improvvisa, inattesa e sconvolgente. Ho

 

avuto la sensazione che una parte di me sparisse e ho sentito un senso

 

di urgenza: da quel momento in poi dovevo vivere con maggior intensità

 

e pienezza. La sua morte mi ha regalato il dono dell’urgenza. Se

 

Osho avesse potuto far illuminare qualcuno, se avesse potuto farlo per

 

qualcuno, lo avrebbe fatto per lei. In verità, siamo noi che dobbiamo

 

camminare ‘sul sentiero’ da soli, lui può solo indicare la strada. Osho

 

ci ha detto moltissime cose e io le interpretavo come poesie…non capivo

 

che ci stava dando la verità.

 

Più o meno dieci anni prima, una volta io e Nirvano ci siamo sedute ai

 

piedi di Osho in meditazione, nella sua stanza. Lui era sulla sua poltrona

 

e noi sul pavimento, per circa un’ora. Durante i primi minuti, io

 

vissi qualcosa di simile a un’esplosione, e per un po’ mi trovai come

 

persa nei colori e nella luce. Dopo un po’ Osho disse: “Bene, adesso

 

tornate indietro.” Aveva un gran sorriso sul volto e disse che era accaduto

 

molto più di quello che si era aspettato e che adesso (Nirvano e

 

io) eravamo “gemelle, gemelle d’energia.”

 

Per dodici anni, Nirvano e io abbiamo vissuto insieme molto intensamente;

 

a volte ci amavamo moltissimo, a volte eravamo nemiche acerrime.

 

Osho disse che “non potevamo stare insieme nella stessa stanza.”

 

Era un rapporto molto forte.

 

Mi sono sentita molto vicina a lei quando, alla fine del nostro giro del

 

mondo, tornammo a Bombay. La lavanderia di Osho era anche la sua

 

camera da letto e c’erano più di quaranta gradi. Vivevamo una addosso

 

all’altra e, sebbene la situazione fosse alquanto difficile per mancanza di

 

spazio, tra noi c’era un amore che mi nutriva. Nel suo modo di comportarsi

 

tipicamente inglese, era sempre un po’ fredda con gli altri, ma stan

 

do tutto il giorno nella stessa stanza, quella freddezza svanì. Mi piaceva

 

pettinarle i capelli, e raccoglierli con le forcine, anche se ricadevano sempre,

 

perché erano troppo lisci e pesanti.

 

L’ultima volta che la vidi in vita, stava uscendo dalla Buddha Hall e

 

io ero seduta davanti alla porta. Ci guardammo e ci scambiammo un

 

gran sorriso.

 

Quello è stato il mio piccolo addio.

 

Quando morì, sentii che non era rimasto niente che avrei voluto dirle.

 

Di fatto, ogni suo amico ha sentito proprio questo con lei: qualcosa

 

di completo.

 

Ha vissuto totalmente e io avevo già imparato a essere consapevole di

 

non lasciare niente di non detto con tutte le persone che conosco. Non

 

voglio comportarmi inconsapevolmente con un amico, perché è un dato

 

di fatto che potremmo non rivederci più e tutto ciò che non è stato detto,

 

lascia un buco, una ferita che non si può rimarginare.

 

In vita, Nirvano era per me il più grande mistero, il modo in cui viveva,

 

il modo in cui era. Un momento era una bambina innocente e subito dopo

 

una dea Kali che brandiva una spada. E la sua morte è stata tanto misteriosa

 

quanto la sua vita. Non so perché sia morta. So che era disperatamente

 

infelice, e che da quando l’ho conosciuta aveva sempre desiderato

 

morire, ma pensavo che sarebbe potuto accadere un ‘clic’, un cambiamento

 

e un giorno, all’improvviso, si sarebbe trovata illuminata. Penso

 

che lei fosse vicina, molto vicina all’illuminazione. Era una donna saggia

 

ed era in armonia con Osho come nessun altro. Molte volte, quando

 

Osho si ammalava, lei intuiva immediatamente qual era il problema e

 

Osho in diverse occasioni ha parlato dell’incredibile amore che aveva nel

 

prendersi cura di lui. Possedeva una grande chiarezza e un forte acume,

 

una grande comprensione e percezione della gente, specialmente dei loro

 

punti negativi. Eppure piombava in stati depressivi così incredibili, di

 

fronte ai quali era impotente e rendeva impossibile a chiunque di aiutarla.

 

Chiudeva le porte e soffriva da sola.

 

Da bambina, i suoi genitori l’avevano portata in alcune cliniche in

 

Svizzera, perché si rifiutava di mangiare. Negli ultimi anni soffriva di

 

uno squilibrio chimico-ormonale, per il quale prendeva delle medicine,

 

senza risultati.

 

All’inizio del 1989 si era recata in un ospedale psichiatrico in Inghilterra,

 

ma era rimasta solo due giorni. Disse che i dottori erano più

 

pazzi di lei, e questo le aveva fatto capire che poteva curare le sue

 

depressioni da sola.

 

Negli ultimi mesi non la vidi, perché ogni volta che andavo a trovarla mi

 

diceva di tornare più tardi, e poi non rispondeva quando bussavo alla sua

 

porta. Capii che non voleva vedermi.

 

Era meglio per me starle lontana, perché mi era molto facile captare la

 

sua infelicità. Nelle ultime visite che le feci, mi raccontò della sua ansia

 

e degli incredibili dolori che sentiva nella regione dell’hara o nel basso

 

ventre. Per anni si era svegliata tutte le mattine con un forte senso di nausea

 

alla bocca dello stomaco.

 

Quandomi raccontava quelle cose, lamattina dopomi svegliai con lo stesso

 

dolore allo stomaco.Aprendo gli occhi il primo pensiero era stato: “Oh,

 

no, no, non un’altro giorno!” Vivevo le sue ferite come se fossero mie.

 

L’ultima volta che andai a trovarla, ci scambiammo alcuni pettegolezzi,

 

per divertirci: ero furiosa col mio uomo perché era andato con un’altra, e

 

dissi alcune cattiverie per farlo sembrare un cretino. Ripensandoci mi

 

sembrò ingiusto sparlare di qualcuno a quel modo; dopotutto non sapevo

 

perché si era comportato così; in ogni caso, mi sentivo a disagio per averlo

 

fatto. Vidi Nirvano la mattina dopo e le chiesi, per favore, di dimenticare

 

ciò che le avevo detto: non avevo nessun diritto di sparlare di qualcuno

 

senza sapere cosa gli stava succedendo.

 

Lei mi disse: “Oh, santa madonna! Stavamo solo facendo un po’ di

 

pettegolezzi tra donne. Non facevamo del male a nessuno! In questo

 

modo finirai con l’andare in giro mezza illuminata. Qui nessuno può

 

essere mezzo illuminato. O sei totalmente illuminata o sei totalmente

 

non-illuminata.”

 

Ritengo tale affermazione molto profonda. Per me, era una donna saggia.

 

Quando chiudo gli occhi riesco solo a ricordarla sorridente. Quando era

 

felice, era la persona più viva ed estatica che abbia mai incontrato.

 

L’ultima volta che mi sono seduta accanto a lei in Buddha Hall, per

 

meditare con Osho, durante la fase del silenzio, ho udito un suono provenire

 

da dentro di lei. Ho riconosciuto quel suono, perché è lo stesso

 

che faccio quando mi sento estremamente contenta e centrata. Ho sentito

 

quel suono provenire dal suo interno e in quel momento ho capito

 

in quale spazio si trovava. Per questo, quando una settimana dopo morì,

 

fui sconvolta: conoscendo quello spazio, non pensavo si potesse cadere

 

in uno stato di depressione così profondo. Anche se conosceva quella

 

qualità di meditazione, la sua depressione doveva essere così forte,

 

così potente, che niente poteva aiutarla.

 

So che Osho ha fatto il possibile, dandole tutto quello che voleva: poteva

 

stargli accanto, ma era libera di andare ovunque volesse. Andò molte

 

volte in Inghilterra; stava uno o due giorni e poi tornava. Si recò anche

 

inAustralia all’inizio di quell’anno, per iniziare una nuova vita, ma dopo

 

un paio di giorni era di ritorno. Aveva visitato molti paesi, Spagna, Svizzera,

 

Tailandia,ma tornava sempre dopo pochi giorni. Penso che, se fosse

 

rimasta fino al momento in cui Osho ha lasciato il corpo, forse quello

 

avrebbe potuto essere per lei il famoso ‘clic’, il cambiamento. Osho disse

 

che la sua morte era stata prematura.

 

Il corpo di Nirvano, su richiesta di Osho, venne portato al crematorio sul

 

fiume quella notte stessa; volle che solo alcuni amici assistessero alla sua

 

cremazione. In passato, per celebrazioni simili, avevo sempre visto quel

 

posto pieno di sannyasin; adesso eravamo solo una quarantina, e aspettavamo

 

solennemente che arrivasse l’ambulanza con il suo corpo.

 

La salutai con il namasté, mentre la mettevano sopra la pira funeraria. La

 

mia amica Amiyo, vedendo il corpo disse: “Quel corpo non è Nirvano,

 

lei è già andata via.”

 

Il suo corpo venne adagiato lentamente e coperto di pezzi di legno.Mentre

 

accendevano il fuoco, mi spostai e mi trovai in piedi alla destra di Nirvano.

 

“Strano,” pensai, “quello di Nirvano è il primo corpo che vedo bruciare

 

così da vicino; lei è il mio incontro con la morte più ravvicinato.”

 

La legna era accatastata o era scivolata in modo tale che si era creata una

 

specie di finestra attraverso la quale potevo vedere il suo viso, simile a

 

una purissima maschera bianca che galleggiava e si dissolveva nel fumo

 

pallido. Le sue labbra erano gonfie e di un rosso scuro e nella danza delle

 

fiamme sembravano sussurrare: “Nirvano.”

 

Guardai verso l’alto, alla luna pallida che si stagliava nel cielo, non era

 

neppure piena. Lentamente mi allontanai dal fuoco e svenni. Quando riaprii

 

gli occhi, non sapevo dove fossi e credetti di essere morta.

 

Più tardi, quella notte, pensai: “Sarebbe stata fiera di me – svenire al suo

 

funerale.” Era proprio il tipo di dramma che avrebbe fatto lei, aveva sempre

 

detto che io non ero né carne né pesce.

 

Naturalmente non posso saperlo, ma ho un’idea di quanto Osho l’amasse.

 

Tra loro c’era pura magia e Osho non veniva mai disturbato dai suoi

 

umori o dal suo temperamento. Ogni volta che lei ritornava da un viaggio

 

(di quelli che dovevano essere “per sempre”), veniva accolta senza

 

riserve. Ritornando dall’Australia, dopo tre giorni, dove era andata “per

 

iniziare una nuova vita,” mi disse: “Chissà cosa riuscirà a inventarsi la

 

prossima volta, la mia mente folle.”

 

Anche se non ho esperienza di vite passate, ho sempre avuto l’impressione

 

che il rapporto tra Osho e Nirvano fosse antico. In un discorso del

 

1978, Osho disse che era stata la sua donna nella vita precedente (solo

 

quarant’anni prima), che era morta di tifo all’età di diciassette anni e aveva

 

promesso che sarebbe tornata per prendersi cura di lui.

 

Ho sentito Osho dire di non giudicare mai una persona dai suoi atti,

 

dalle sue azioni, da quello che fa. Con Nirvano era facile vedere come

 

da un lato fosse un’‘anima’, un’energia stupenda e dall’altro una persona

 

molto difficile. Osho ha anche affermato che Nirvano non ha mai

 

meditato e che ha sempre disturbato il suo lavoro. Inoltre disse che aveva

 

sempre reso difficile la vita a chiunque svolgesse il ruolo di segretaria

 

per lui, forse non capendo il significato del suo lavoro. Osho ha migliaia

 

di discepoli e lavora su ciascuno. Questo è un fatto dimostrabile, basta

 

osservare tutti coloro che si sono aperti ai cambiamenti, seguendo le

 

tecniche di meditazione di Osho.

 

Non è facile capire cosa sia l’amore incondizionato. Un amore che non

 

chiede niente in cambio; è così raro in un mondo che conosce solo l’amore

 

possessivo, alla ricerca di dominare. L’amore e la compassione di Osho

 

non cambiavano mai ed erano sempre lì, per Nirvano. Osho è amore e il

 

suo amore aspetta solo di essere ricevuto. A volte Nirvano non era pronta

 

a riceverlo, ma questo è vero per tutti noi. In ogni caso, ci sono tante,

 

tantissime cose che rimarranno inspiegabili, un mistero. Sembra che la

 

natura stessa delle cose non possa essere compresa. Più provo a capire

 

ciò che è successo negli ultimi anni e più vengo riportata al momento presente:

 

il respiro che sale e scende lungo il naso e si muove attraverso il

 

corpo; dalla finestra vedo il tronco di un albero – solido, presente. I raggi

 

di sole e il vento che passa attraverso le foglie e le muove con le sue lunghe

 

dita invisibili, il gorgoglio dell’acqua che scorre, il cinguettìo degli

 

uccelli e io che guardo davanti a me, nel silenzio.

 

Cosa c’è lì, veramente? Forse, sarà sempre impossibile capirlo.

 

“La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere.” – Osho.

 

 

 

 

 

 

 


Written by

Prem Shunyo